Cartelle cliniche gonfiate in una clinica privata per truffare l’Azienda Sanitaria di Potenza. 4 arresti Manipolate 115 cartelle, oltre 2 milioni di euro rimborsati per forniture mediche con indicazioni errate





























Avevano messo in atto un collaudato sistema di truffe ai danni dell’Azienda Sanitaria Provinciale, indicando nelle cartelle cliniche interventi e procedure mai eseguite o complicazioni inesistenti, per un totale di 115 casi. Dopo le indagini coordinate dalla Procura di Potenza e condotte dai Carabinieri del Nas, sono scattati gli arresti domiciliari per vari responsabili della Clinica Luccioni di Potenza: Walter Di Marzo (amministratore, di Portici), Antonio Rocco Mario Muliere (medico, di Potenza), Paolo Sorbo (medico, di Salerno) e Archimede Leccese (medico dell’Asp, di Potenza).

Divieto di dimora nel comune di Potenza per Giuseppe Rastelli (direttore amministrativo, di Lauro, nell’avellinese) e Lorenzo Tartaglione (direttore sanitario, di Potenza).

Un ruolo importante lo avrebbe ricoperto Leccese, medico dell’Asp, incaricato di svolgere presso la Luccioni il controllo di corrispondenza delle informazioni riportate nella scheda di dimissione ospedaliera. Secondo gli inquirenti, Di Marzo ha potuto avvalersi della fattiva collaborazione dello staff medico e amministrativo della Clinica, riuscendo a truffare l’Asp ricavando il massimo. La Procura contesta la manipolazione di 115 cartelle cliniche, con l’indicazione di interventi mai fatti e complicazioni inesistenti, e l’erronea codifica in modo sistematico anche di una semplice infiltrazione. Modifiche fatte sulle cartelle anche con aggiunte a penna e con diversa grafia e inchiostro dal colore diverso.








Emblematico il caso di una cartella di una donna, dov’è stato riportato un intervento di “svuotamento di idrocele“, impraticabile su una donna. L’Azienda sanitaria rimborsava quindi somme maggiori.

Truffa contestata anche per le forniture mediche, con indicazioni errate in 379 casi di infiltrazioni per un totale di oltre 2 milioni di euro rimborsati alla Clinica, che non ne aveva diritto. Le quote della Clinica sono state sequestrate ed è stato nominato un amministratore giudiziario.

– Claudio Buono –





























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