"Black Hawk Down": quando lo spettro della Somalia è ancora su di noi - Onda News

02/02/2012 - "Black Hawk Down": quando lo spettro della Somalia è ancora su di noi

02/02/2012 - "Black Hawk Down": quando lo spettro ...
Black Hawk Down è un film del 2001 diretto dal “maestro” Ridley Scott, basato sul saggio storico Black Hawk Down: A Story of Modern War scritto da Mark Bowden e pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel febbraio 1999.
Somalia 1992, il caos provocato dalla guerra civile, unito alla grave carestia, provoca una tragedia di proporzioni macroscopiche: 300 mila morti fra i civili.
In seguito a questa immane disgrazia, la forza internazionale decide di intervenire per mettere fine a tutto ciò.
Gli Stati Uniti da parte loro inviano la Delta Force, i Rangers e il 160th SOAR per catturare il più potente signore della guerra somalo, Mohamed Farrah Aidid, ritenuto il responsabile numero uno della guerra civile.
Il 3 ottobre il comando americano intraprende un blitz per catturare i ministri di Aidid che lo avrebbero condotto nel suo nascondiglio. L'azione sconosciuta alle autorità internazionali ed a Washington doveva circondare un edificio al centro di Mogadiscio tramite gli elicotteri Black Hawk e far scendere le quattro unità dei Rangers, mentre gli operatori della Delta Force avrebbero arrestato tutti i sospettati. La missione, che doveva durare trenta minuti, si trasformerà in un vero e proprio incubo che metterà alla prova tutti i suoi partecipanti, sia come militari, ma soprattutto come uomini. Questa pellicola ci fa riflettere sulla tragedia della guerra e sul valore dell’amicizia, che rappresenta la vera forza e la vera speranza anche nelle situazioni più drammatiche.
La scelta di commentare questo film non è stata casuale.
Ogni giorno i media ci comunicano che il numero dei morti in Siria, in seguito alle proteste contro il governo, cresce vertiginosamente.
Ancora più amaramente però, constatiamo che esistono guerre di serie A come quella libica, in cui la scelta di intervenire si misura in base alle risorse energetiche del territorio e guerre di serie B, come quella in Siria, dove l’unico bene prezioso in gioco è quello della vita, ma a quanto pare troppo frivolo per alimentare i mercati, le borse o l’industria energetica.
La pellicola di Scott può essere letta proprio in tale ottica, con un pizzico di nostalgia per quel periodo in cui la pace nel mondo era davvero un obiettivo e non un pretesto come lo è oggi.
Il film è un invito per tutti ad affrontare le avversità e a farsi carico anche dei meno fortunati, evitando di voltarsi dall’altra parte facendo finta di niente.
Francesco Perretta
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